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Le Famiglie dell'Amarone d'Arte
Nasce l'Associazione delle famiglie dell'Amarone d'arte, Boscaini(masi):"L'Amarone deve rimanere raro e caro"
Brigaldara, 21/06/2009

Aumento degli ettari, raddoppio della produzione, scorte in crescita, diminuzione del valore medio della bottiglia. Tutto ciò a fronte di una domanda che sembra ormai segnare il passo. L’Amarone, uno dei grandi vini italiani e fiore all’occhiello dell’agricoltura veneta, è in pericolo di identità e le storiche famiglie produttrici corrono ai ripari. Nasce così l’associazione “Le famiglie dell’Amarone d’arte”, che si presenta oggi a Verona attraverso i primi dieci soci (Allegrini, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Zenato). Un’associazione che non intende sostituire il consorzio di tutela della Valpolicella, ma che – cita lo statuto – difenderà l’eccellenza del prodotto attraverso l’osservazione volontaria di rigidi protocolli di produzione, conservazione e commercializzazione, protocolli che sono del resto già patrimonio di queste aziende. E ancora, la realizzazione di azioni di promozione su scala internazionale, la partecipazione attiva ai tavoli istituzionali in favore dell’Amarone di qualità.

 

Un prodotto tradizionale, che in pieno ‘trade down’ deve raddoppiare la posta anziché dimezzarla, perché, secondo il presidente della neonata associazione, Sandro Boscaini, “Un prodotto unico deve rimanere raro e caro. Ed è grazie alla originalità e alla qualità senza compromessi dell’Amarone che negli ultimi 40 anni è cresciuto un intero territorio non solo sul fronte vitivinicolo”. Di questo sono convinte le famiglie storiche della Valpolicella, che da sole rappresentano circa il 55% dell’Amarone di qualità, preoccupate tra l’altro della tendenza all’omologazione del gusto del famoso vino. L’antidoto, secondo l’associazione,  sta nell’ancoraggio a un’arte antica del fare e dell’intendere il prodotto, patrimonio conservato da tante famiglie del territorio che conoscono i luoghi, i tempi e le peculiarità dell’Amarone. Per questo motivo l’associazione rimane aperta alle tante famiglie la cui storia e i cui interessi economici sono legati a doppio filo a questo grande vino. Tutte le realtà associate, infatti, sia attuali che in prospettiva, sono aziende familiari che producono Amarone da almeno 15 anni con una presenza nel mercato di almeno 20 mila bottiglie e i cui brand sono conosciuti in almeno 5 Paesi. La disciplina di produzione è particolarmente rigorosa e prevede, tra l’altro, grande attenzione alla fase dell’appassimento, mantenimento di un grado alcolico minimo di 15 gradi, di un estratto secco più elevato, immissione sul mercato dopo almeno 30 mesi dalla raccolta (20 per cento oltre quanto richiesto dal disciplinare di produzione), attenzione ai prezzi affinché siano correlati agli alti costi conseguenti ad una viticoltura di qualità, ad una pratica rigorosa di selezione e ad un processo impegnativo. Qualità totale, da osservare anche nelle annate più sfortunate, con un’autoregolamentazione che prevede riduzioni e addirittura la rinuncia unanime alla produzione dell’annata.

  

 

Per BoscainiLa Doc rappresenta uno strumento insostituibile, ma non fornisce sufficienti garanzie per quelle eccellenze che ci si attende dall’Amarone d’arte, visto che risponde alle esigenze di una produzione non omogenea per assolvere a differenti strategie produttive e commerciali. La regione Veneto è in attesa di valutare la proposta del Consorzio di tutela per l’ottenimento della Docg, che agevolerà notevolmente le attività di promozione, ma è necessario cominciare ad agire da subito con strumenti adeguati”. Preoccupa soprattutto il costante aumento della produzione, che è destinato a raddoppiare nell’arco dei prossimi 3 anni, passando dagli attuali 8 milioni di bottiglie ai 15 milioni nel 2011. “La nostra preoccupazione è dettata dalla coscienza del valore unico e simbolico del nostro prodotto – conclude il presidente dell’associazione - perché magari troveremo un mercato per tutto questo prodotto, ma di fronte all’attuale stabilizzazione della domanda il rischio è di assistere a una crescente commercializzazione in canali più massificanti, con progressiva riduzione dei prezzi e conseguente svilimento di uno dei tre vini italiani di grande pregio.”

 
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